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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI





Francesco Ferrara, il più autorevole economista italiano del Risorgimento, giornalista e uomo d'azione, nacque a Palermo il 7 dicembre 1810 da Francesco e Rosalia Alaimo. Trascorse l'infanzia e la giovinezza nel palazzo del Principe di Castelnuovo, Carlo Cottone, che con la sua protezione gli assicurò una vita agiata e una formazione pari a quella dei giovani aristocratici.
Studiò dai padri Gesuiti e Filippini e intraprese il corso di laurea in medicina che poi abbandonò per dedicarsi agli studi economici e sociali. Il suo primo scritto fu Dubbi sulla statistica del 1835 dedicato alle relazioni metodologiche tra la statistica e l'economia.
Nel 1833 fu assunto come commesso della direzione centrale di Statistica di Palermo e nel 1836 fondò il "Giornale di Statistica" a cui collaborarono anche Emerico Amari, Raffaele Busacca e Vito D'Ondes Reggio.
L'impegno comune nella redazione del giornale creò una forte intesa intellettuale e umana tra i quattro e particolarmente Ferrara si legò alla famiglia Amari con la quale finì per imparentarsi.
Tra gli scritti più noti apparsi sul periodico della Direzione di Statistica si ricordano:
Sulla teoria della statistica secondo Romagnosi, del 1836; Sul cabotaggio fra Napoli e Sicilia, del 1837; Cenni sulla miglior maniera di formare uffici statistici, e i Fanciulli abbandonati del 1838; Studi sulla popolazione della Sicilia del 1840; Malthus, i suoi avversari, i suoi seguaci, le conseguenze della sua dottrina, Della riforma postale, e i I periodi dell'economia politica del 1841.
Dal 1840 collaborò per due anni con il periodico "La Ruota" e nel 1844, da segretario della Camera di Commercio di Palermo, creò ad una nuova serie del "Giornale di Commercio" sul quale scrisse insieme ad Amari e Busacca.
Sempre nel 1844 avanzò la sua candidatura al concorso per la cattedra di Economia dell'Università di Palermo ma alla fine si ritirò per aiutare la vittoria dell'amico Raffaele Busacca.
Dal 1844 la sua attività cominciò ad incontrare l'ostilità borbonica e nel 1846 i suoi periodici cessarono le pubblicazioni.
Nel novembre 1847 contribuì alle agitazioni contro i Borboni facendo circolare anonima la sua Lettera di Malta, pamphlet di protesta contro il governo napoletano.
La notte del 10 gennaio 1848 fu arrestato insieme ad Emerico Amari e ad altri dieci liberali ma dopo alcuni giorni, quando la Rivoluzione era ormai vittoriosa, fu liberato dal popolo palermitano.
Entrato a far parte del comitato rivoluzionario, partecipò ai lavori della commissione che doveva preparare l'Atto di Convocazione del General Parlamento di Sicilia e fu eletto deputato alla Camera dei Comuni.
Da febbraio ad ottobre diede alle stampe, insieme a Vito D'Ondes Reggio, al giornale "L'Indipendenza e la Lega" con programma costituzionalista e federalista.
Prese parte alla commissione diplomatica inviata a Torino per offrire al Duca di Genova la corona siciliana e in questa città, una volta soffocata la Rivoluzione in Sicilia, si trasferì in esilio.
In Piemonte collaborò al "Risorgimento" di Cavour e ottenne la cattedra di Economia politica nell'Università della capitale dove fondò importanti giornali e periodici come "La Croce di Savoia", "Il Parlamento" e "L'Economista".
Sempre a Torino promosse la pubblicazione della "Biblioteca dell'Economista" che uscì per i tipi della casa editrice Pomba. Della "Biblioteca dell'Economista" Ferrara curò le prime due edizioni, dal 1850 al 1867, nelle quali furono presentate in traduzione italiana opere generali e trattati speciali di economia.
Dopo aspri e continui dissapori con l'ambiente politico sabaudo e particolarmente con Cavour, nel 1858, per motivi disciplinari, fu costretto ad abbandonare la cattedra di Torino trasferendosi all'Università di Pisa.
Rientrato in Sicilia dopo l'impresa dei mille, s'impegnò strenuamente in difesa dell'autonomia siciliana e prese parte ai lavori del Consiglio Straordinario di Stato per la Sicilia.
Nel 1861 tentò senza successo di essere eletto al Parlamento italiano ma, avvicinatosi a Quintino Sella, ottenne la nomina a direttore delle Imposte e a consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1868 fondò a Firenze la Società di economia politica e nel 1874 la Società Adamo Smith che gli consentirono di polemizzare con i socialisti della cattedra in difesa del liberismo. Sempre nel 1868 fu nominato direttore della nuova Scuola Superiore di Commercio di Venezia e fondò "L'Economista", organo editoriale della Società Adamo Smith. In questi anni fu un assiduo collaboratore della "Nuova Antologia", commentando criticamente le principali riforme di politica economica in materia di credito, imposte e istituzioni.
Nel 1867 fu ministro delle finanze del governo Rattazzi battendosi per la vendita dei beni ecclesiastici e l'abolizione del corso forzoso. Si dimise dopo pochi mesi, partecipando intensamente, spesso seduto tra i banchi dell'opposizione, all'attività politica e parlamentare. Fu nominato senatore del Regno nel 1881.
Morì a Venezia nel 1900, e dopo pochi anni le sue spoglie furono traslate nella Chiesa di S. Domenico a Palermo dove riposano.


Opere

  • Opere Complete, sotto gli auspici dell'Associazione Bancaria Italiana e della Banca d'Italia, Roma, Bancaria editrice, 14 volumi, 1955-2001 (comprende: Lezioni di economia politica. Parte prima: corso per l'anno accademico 1856-'57; Lezioni di economia politica. Parte seconda: corso per l'anno accademico 1857-'58, sezioni organiche di corsi, prolusioni, lezioni di chiusura e materiali inediti; Scritti di statistica; Epistolario, 1835-1897 (a cura di Pier Francesco Asso); Indice generale. Indice dei nomi di A. Calcagni Abrami e L. Chimirri; Indice dei soggetti e delle cose notevoli di P.F. Asso; Prefazioni alla Biblioteca dell'economista, in quattro parti; Articoli su giornali e scritti politici. Parte prima (1844-1850) e parte seconda (1850-1856) a cura di Francesco Sirugo; parte terza a cura di Riccardo Faucci; Discorsi e documenti parlamentari, 1867-1875; Saggi, rassegne, memorie economiche e finanziarie; Atti del Congresso in onore di Francesco Ferrara)
  • Esame storico - critico di economisti e dottrine economiche, 2 voll., Torino, Utet, 1889-1891.
  • Lezioni di economia politica, a cura di G. De Mauro Tesoro, 2 voll., Bologna, Zanichelli 1934-'35.
  • Memorie di statistica, Roma, Botta, 1890.


Biografia a cura di Pier Francesco Asso


Opera Ragguaglio storico e discorso critico sulla dottrina dei fisiocrati  

in Trattati Complessivi della Scuola Fisiocratica, Biblioteca dell'Economista, Prima serie, Torino, Cugini Pomba e Comp. (1850)

Opera Dei biglietti di banco in Bologna: quistione sul modo in cui vadano pagati dalla banca delle Quatro Legazioni; parere di Francesco Ferrara  

Bologna, Tipografia all'Ancora (1859)

Opera La tassa sul macino: lettere del professore Francesco Ferrara al direttore dell'opinione  

Firenze. Tipografia dell'Opinione (1865)

Opera La tassa sul macinato: dev'ella abolirsi, mantenersi o riformarsi?  

Firenze. Tipografia dei successori Le Monnier (1874)

Opera Esame storico critico di economisti e dottrine economiche. Del secolo XVIII e prima metà del XIX  

Torino, Unione tipografico-editrice (1889)



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Documento Corrispondenza: Giuseppe Bruguier Pacini a Luigi Einaudi (18-01-1945)

Bruguier Pacini si congratula con Einaudi per la nomina a Governatore della Banca d'Italia e afferma che sarebbe molto conveniente se l'America consentisse all'Italia di "sottoscrivere ai suoi buoni del Tesoro": in Italia c'è tanto denaro che cerca impiego in beni reali e che in questo modo si collocherebbe in una valuta sicura come il dollaro e non premerebbe ulteriormente sui prezzi. Nonostante le pessime condizioni in cui si trova l'Università di Pisa, Bruguier Pacini terrà comunque il corso di economia politica e quello di politica economica, che comprenderà una parte sulle prefazioni di Ferrara. [La risposta di Einaudi a questa lettera si trova sintetizzata in ASE in questo fascicolo, NDR].

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Documento Corrispondenza: Giuseppe Bruguier Pacini a Luigi Einaudi (30-12-1945)

Bruguier Pacini invia il lavoro completo ad Einaudi. Manca solo la parte bibliografica, a cui Bruguier si ripromette di lavorare nei giorni successivi. Bruguier ha intenzione di andare a Roma nel prossimo gennaio e vorrebbe incontrare Einaudi anche per discutere sulla possibilità di curare una nuova edizione dell'opera di Ferrara. [Sull'argomento si vedano anche le lettere del 27 e del 29 agosto 1945, dell'8 ottobre 1945, del 4 dicembre 1945, tutte sintetizzate in ASE in questo fascicolo, NDR].

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Documento Corrispondenza: Ernesto Rossi a Costantino Bresciani Turroni (01-09-1950)

Ernesto Rossi comunica a Costantino Bresciani Turroni che a seguito della lettera dello stesso Bresciani [lettera 28 agosto 1950, sintetizzata in ASE in questo fascicolo, NDR] e a quella ricevuta da Robbins, gli pare opportuno abbandonare l'idea di creare una collana di opere originali destinata a uomini d'affari. Quanto alla ristampa delle opere di Ferrara, il dott. Siglienti prenderà accordi con Bresciani Turroni il giorno 6 a Milano [Si veda anche la lettera del 14 marzo 1950 di Jannaccone a Einaudi, sintetizzata in questo fascicolo ASE].

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Documento Lettera di Paolo Boselli a Jacopo Virgilio

Lettera di Paolo Boselli a Jacopo Virgilio: "Il Ferrara è dentro ai lavori parlamentari. Il suo ingegno è riconosciuto alla Camera, me i suoi colleghi hanno di esso più paura che affetto, perché a molti parla un linguaggio nuovo e troppo vero". Fornisce anche notizie sulla spedizione di volumi.

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Documento Lezioni manoscritte di Francesco Ferrara

Pantaleoni ha "cercato, ostinatamente cercato" le lezioni pronunciate a Torino da Francesco Ferrara ed alla fine ha trovato una copia litografata che risalirebbe all'anno accademico 1856-1857. In suo possesso sono, inoltre, una copia delle lezioni manoscritte pronunciate a Venezia, "quando era vecchissimo". Si tratta di un manoscritto di Angelo Bertolini, all'epoca studente di Francesco Ferrara. A questo punto Pantaleoni domanda all'editore Giovanni Laterza se è interessato a pubblicare le lezioni di Torino, tenendo conto che Francesco Ferrara è, secondo Pantaleoni, "il solo grande economista che l'Italia abbia prodotto fino a Pareto!". Pantaleoni propone di curare la prefazione e qualche breve commento a pie' di pagina delle dette lezioni.

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Documento Raccolta di temi, problemi ed esercitazioni di Economia

Pantaleoni si lascia andare a considerazioni di natura politica con l'editore Laterza: "Non avete il temperamento del fascista! Siete un borghese pecora! (...) Gli economisti sono sempre stati fascisti, anche prima che i fascisti ci fossero!". Si evince come tali considerazioni siano una risposta ad affermazioni di natura politica espresse dall'editore Laterza in merito al fascismo in lettera precedentemente indirizzata al Pantaleoni. Questi avvisa poi l'editore di aver consegnato ad Angelo Bertolini altro materiale sulle lezioni di Francesco Ferrara. Nel suo soggiorno a Macerata dichiara di essere impegnato invece alla stesura di un volume intitolato "Raccolta di temi, problemi ed esercitazioni di Economia" (vedi nota bibliografica) un lavoro che egli stesso definisce "novità assoluta per l'Italia, migliore dei corrispettivi inglesi. Né i tedeschi, né i francesi hanno nulla di simile. Come libro scolastico andrà a ruba!".

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Documento Commemorazione del senatore Francesco Ferrara letta alla Regia Scuola di Commercio dal professor Tommaso Fornari il 10 novembre 1900

Nella premessa al discorso commemorativo in onore del primo direttore della Regia Scuola Superiore di Commercio di Venezia, Francesco Ferrara, il professor Tommaso Fornari si definisce "umile cultore della scienza economica" ed affezionato allievo del "Maestro". Ne ricostruisce la formazione culturale e la maturazione intellettuale, dagli esordi come direttore dell'ufficio di Statistica di Sicilia, alla strenua difesa della dottrina liberista, pubblicamente sostenuta nella "Prolusione" letta nel Liceo Tulliano nel 1847 e nella Lettera di Malta dello stesso anno. Le aperte denunce contenute in quegli scritti contro il "tirannico governo dei Borboni" ne causarono l'incarcerazione. Se ne ricorda ancora l'elezione a deputato del Parlamento di Sicilia nel 1848, l'esilio a Torino, dopo la caduta del regime repubblicano; la nomina alla cattedra di Economia della Regia Università di Torino; gli scontri con il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione, che lo esonerarono per un anno dal pubblico insegnamento, per il modo "pericoloso" in cui intendeva la libertà d'insegnamento; l'approdo a Pisa, come docente di Economia della relativa Università. Se ne ricorda, inoltre, il rientro in Sicilia, dopo la caduta dei Borboni, quando, nel 1862 fu nominato consigliere della Corte dei Conti e collaborò per la riforma finanziaria del Regno d'Italia. Studioso dell'imposta sui redditi di ricchezza mobile e sul macinato e dell'abolizione del corso forzoso, nel 1867 diventava ministro delle finanze e si dimetteva dopo appena tre mesi per riconfluire come deputato in Parlamento, fino ad essere nominato nel 1881 senatore. Di Ferrara - scrive Fornari - si è scritto "con grande amore" e il riferimento, esplicitato in nota, è al profilo biografico dedicatogli da Angelo Bertolini (La vita e il pensiero di Francesco Ferrara, Bologna, 1895). La parte più interessante della commemorazione è l'esposizione del pensiero scientifico di Ferrara, che Fornari propone come sintesi di un sessantennio di attività e che considera in parte condizionato dal luogo di nascita e di formazione del maestro: la Sicilia borbonica. Essa fu causa indiretta dell'amore per una "libertà in tutto e per tutti", a cui dedicò il suo impegno pubblico. Perciò le dottrine economiche di Ferrara - scrive Fornari - si comprendono solo partendo dal concetto scientifico della libertà. Per Ferrara è un grave errore affermare che "lo Stato sia la più elevata espressione della volontà e della libertà". Fornari ricorda la definizione che Ferrara stesso dette di libertà economica in una prolusione su "Importanza dell'Economia politica e condizioni per coltivarla" pronunciata a Torino nel 1849: "Economia è la formola nuova che ha assunto nel mondo la lotta tra il principio di emancipazione e quello di dispotismo". Dal concetto di libertà Ferrara faceva derivare quello di proprietà, e, in genere, la particolarità del pensiero di Ferrara risiedeva, secondo Fornari, nella concezione organica della scienza economica, in base alla quale ciascun concetto era concatenato ad un altro e tutti dipendevano da quello unico della libertà. Così il diritto stesso di proprietà, così la teoria del valore, così la teoria del costo di riproduzione, e così via. Alla domanda finale "sono ancora vive le teorie del Ferrara?", Fornari risponde con l'esempio di due economisti contemporanei stimati, Maffeo Pantaleoni e Vilfredo Pareto "sinceri ammiratori della dottrina del Ferrara" sui costi di riproduzione, sebbene alcuni principi siano stati superati dal progresso scientifico.

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Documento Biglietto di scuse

Boselli si scusa ufficialmente con la Regia Scuola di Commercio di Bari per l'impossibilità d'intervenire alla cerimonia commemorativa del suo "diletto maestro", ma si rincuora pensando che il discorso in suo onore sarebbe stato pronunciato dal professor Angelo Bertolini, "valoroso oratore che tanto conosce le dottrine nelle quali il Ferrara risplendette di tanto sapere". Al professor Bertolini Boselli indirizza poi un biglietto di scuse personale per la mancata partecipazione, in cui scrive "Carissimo professore, il Ferrara onorato con un suo discorso è solennità che avrebbe dato al mio pensiero e al mio animo gioventù, letizia di ricordi, commozione grande di affetti. [...] Plaudo con tutto il pensiero, con tutto il cuore".

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Documento Biglietto di scuse

Tullio Martello si scusa per la mancata partecipazione alla cerimonia commemorativa, ma era contemporaneamente impegnato in un discorso commemorativo in onore dello stesso Ferrara a Venezia.

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Documento A. de Viti de Marco. Uomo civile. Problemi meridionali - Problemi nazionali - Problemi internazionali

Dopo una breve nota biografica (pp. 5- 6), in cui si punta soprattutto l'accento sulla scelta politica antifascista dell'economista leccese, attestata dalla lettera di dimissioni presentate all'Università di Roma il 5 novembre 1931, integralmente citata, segue il "Discorso tenuto da Ernesto Rossi, alla Fiera del Levante, il 12 settembre 1948, alla presenza del Presidente della Repubblica, e pubblicato a cura dell'Amministrazione della Provincia di Bari" (pp. 9-42). Nel suo discorso commemorativo, Ernesto Rossi dichiara subito il suo debito di gratitudine verso De Viti de Marco, sia per gli insegnamenti ricevuti attraverso i suoi scritti di economia finanziaria e politica, sia per l'amicizia che questi gli offrì durante il periodo della sua prigionia politica. Rossi ricorda di aver conosciuto De Viti De Marco nel 1925, per il tramite di Gaetano Salvemini, e di esserne subito rimasto affascinato per l'atteggiamento "democratico" con cui anteponeva ad ogni altra preoccupazione gli interessi generali del popolo e l'elevazione del loro tenore di vita e della loro educazione. Insieme con Ferrara, Pareto, Pantaleoni, De Viti de Marco rientrava in quel "piccolo gruppo di economisti che hanno veramente onorato la scienza italiana a cavallo tra i due secoli". Come loro, egli aveva disdegnato le teorie astratte derivanti dalla filosofia hegeliana. Rossi ricorda le lunghe disquizioni con De Viti de Marco, avute nelle due settimane in cui fu ospite di quest'ultimo nel 1928, per aiutarlo nella raccolta dei suoi scritti poi pubblicati nel volume "Un trentennio di lotte politiche". La più grande prova di solidarietà De Viti de Marco l'aveva data a Rossi in quelle poche righe che aveva premesso nel giugno 1931 all'edizione tedesca del suo trattato. Poche, ma significative parole di ringraziamento verso Ernesto Rossi, per averlo aiutato nella revisione critica dei suoi scritti. Oltre a citarne nome e cognome e ad indicare l'Istituto Tecnico di Bergamo in cui aveva insegnato, faceva esplicito riferimento alla condanna a venti anni infertagli dal Tribunale Speciale come capo dell'organizzazione politica "Giustizia e Libertà". Fu un vero e proprio atto di aperta accusa contro il fascismo. Quando il 31 luglio 1943 Rossi uscì dal carcere, lo andò a trovare ancor prima di far rientro a casa, perché, gravemente malato, aveva espresso il desiderio di vederlo un'ultima volta. La grandezza di De Viti de Marco era, secondo Rossi, nella capacità d'incarnare, accanto a pochissimi altri uomini meridionali, tra cui annovera solo Gaetano Salvemini e Giustino Fortunato, "l'espressione suprema della nostra civiltà". Rossi non si sofferma sul "pensiero scientifico del De Viti economista", non sembrandogli quella l'occasione più opportuna, ma sul suo pensiero politico e sul modo in cui si pose davanti ai problemi del Mezzogiorno, dell'Italia, del mondo. In relazione ai "problemi meridionali", Rossi attribuisce al De Viti il merito di essere stato "uno dei primi fieri avversari della tariffa doganale del 1887" che danneggiava in due modi gli agricoltori meridionali, sia perchè li costringeva a vendere a più basso prezzo le derrate agricole per la contrazione delle esportazioni, sia perché la riduzione delle importazioni costringeva ad acquistare a prezzi più alti i manufatti industriali. In contrasto con Luzzatti, sostenitore dei vantaggi della politica protezionista, De Viti de Marco sostenne l'antagonismo d'interessi "naturale e necessario" esistente tra industria ed agricoltura italiana. Non era possibile superare tale antagonismo con un appello alla solidarietà nazionale contro lo straniero, perché "non esiste un interesse italiano comune ed omogeneo a tutti i produttori italiani [...], esistono invece, in ognuna [nazione] interessi antagonistici, alcuni dei quali sono favoriti, altri offesi dalla rispettiva tariffa doganale". Nonostante negli anni l'intervento di burocrati e politici nella regolamentazione degli scambi commerciali interni ed esteri si fosse sempre più complicato a confronto con la politica doganale della fine dell'Ottocento, Rossi constatava come "la sperequazione derivante dalla politica commerciale non è stata ridotta, anzi è stata enormemente aggravata, negli ultimi due decenni sicché le parole del De Viti de Marco conservano tutto il loro valore". Accanto alla lotta contro la politica protezionista, Rossi ricorda la "battaglia" condotta dal De Viti de Marco contro tutti i privilegi tributari, che si rivelavano a svantaggio delle regioni meridionali. Da qui scaturiva secondo Rossi il più grande insegnamento lasciato dall'economista: "ci ha insegnato a distinguere, dietro le apparenti uniformità della nostra legislazione, le iniquità sostanziali verso il Mezzogiorno". Con De Viti de Marco Rossi concordava nell'imputare ai meridionali la mancata risoluzione dei problemi del Mezzogiorno: "il problema del Mezzogiorno è essenzialmente un problema di uomini: è il problema della formazione di una classe dirigente, veramente degna di questo nome, nell'Italia meridionale". Quanto ai problemi nazionali, Rossi ricorda come De Viti de Marco abbia lottato contro quella che egli stesso definiva la "quadruplice interna" , ossia l'oligarchia burocratica, l'oligarchia militare, l'oligarchia industriale, l'oligarchia proletaria. Quanto, infine, ai problemi internazionali, De Viti de Marco fu, nella collaborazione alla redazione del giornale "L'Unità" con Salvemini, uno dei più agguerriti avversari della politica nazionalista di Sonnino e sostenitore della politica wilsoniana. Ricorda il dissenso politico che divise De Viti de Marco da Pantaleoni, pur nell'ambito di un rapporto di stima ed amicizia ininterrotta durata 45 anni, le loro discussioni sulla politica estera dell'Italia nel periodo bellico e postbellico, i loro ragionamenti intorno alla Società delle Nazioni. La fiducia che De Viti de Marco aveva riposto in quest'organo internazionale era stata delusa dagli eventi. Nella conclusione Rossi esorta i contemporanei a mantenere vivo il pensiero dell'economista, in quanto "è solo il pensiero che ha valore nel mondo".

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Documento Lettera a Michele Amari

Nella lettera Ferrara tratta dell'organizzazione di un tentativo di coinvolgimento dell'Inghilterra nelle sorti della Sicilia attraverso una missione a Londra di alcuni esuli siciliani. Discute inoltre dei modi alternativi di annessione della Sicilia al Regno di Sardegna. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Filippo Cordova e Urbano Rattazzi.

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Documento Lettera a Michele Amari

La lettera riguarda i rapporti di Francesco Ferrara con le Università di Firenze, Pisa e Torino. Inoltre tratta della cattedra di Emerico Amari presso l'Ateneo fiorentino e dell'attività professionale di Ferrara. Nella lettera è citato Bettino Ricasoli.

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Documento Lettera a Emerico Amari

La lettera riguarda la prevedibile insurrezione della Sicilia e il Comitato di Genova, creato dal Conte Michele Amari, per i soccorsi alla popolazione siciliana.

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Documento Lettera al Conte Michele Amari di S. Adriano

Oggetto della lettera è la probabile destinazione della spedizione dei Mille e l'unità d'Italia. Ferrara critica l'atteggiamento del partito filo-governativo e discute sugli aspetti finanziari della spedizione. Nella lettera è citato Emerico Amari.

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Documento Lettera a Michele Amari

Oggetto della lettera è l'andamento dell'impresa dei Mille e gli aspetti finanziari della spedizione. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Giuseppe La Farina e Vincenzo Fardella di Torrearsa.

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Documento Lettera a Michele Amari

La lettera riguarda gli aspetti militari e finanziari dell'impresa dei Mille. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Toscanelli.

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Documento Lettera a Michele Amari

La lettera riguarda la battaglia di Calatafimi e le attività all'interno del movimento degli esuli siciliani. Nella lettera sono citati Giuseppe Garibaldi, Giuseppe La Farina e Vincenzo Fardella di Torrearsa.

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Documento Lettera a Michele Amari

Ferrara chiede informazioni sul Comitato degli esuli siciliani a sostegno dell'impresa dei Mille e avanza proposte sul piano militare, diplomatico ed economico per il successo della liberazione e per la costituzione di un Governo provvisorio della Sicilia. Critica il fusionismo di Torrearsa e di altri esuli. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe La Farina e Napoleone III.

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Documento Lettera a Michele Amari

Ferrara informa degli echi sui successi di Garibaldi in Sicilia. Fa presente di volere pubblicare uno scritto sulla questione siciliana rivolto direttamente a Cavour. Nella lettera sono citati Emerico Amari e Giuseppe Garibaldi.

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Documento Lettera a Michele Amari

Ferrara esprime amarezza sulla questione del Comitato dei soccorsi.

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Documento Lettera a Michele Amari

Ferrara discute sul progetto di organizzare una riunione fra esuli per decidere il comportamento da tenere a seguito dell'impresa dei Mille. Espone le linee essenziali del suo programma. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Filippo Cordova, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe La Farina, Francesco Paolo Perez, Vincenzo Fardella di Torrearsa e Vittorio Emanuele II.

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Documento Lettera a Michele Amari

Ferrara discute del progetto di organizzare una riunione fra gli esuli siciliani per decidere il comportamento da tenere a seguito dell'impresa dei Mille. Tratta anche degli sviluppi diplomatici della questione siciliana. Nella lettera sono citati Emerico Amari e Giuseppe Garibaldi.

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Documento Lettera a Michele Amari

Amari scrive sulla presunta riunione fra esuli per discutere della questione siciliana e sul futuro ruolo degli emigrati. Nella lettera sono citati Emerico Amari e Giuseppe Garibaldi.

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Documento Lettera a Michele Amari

Ferrara informa della nomina di Carraro in sostituzione di Luigi Bodio. Chiede la restituzione di alcuni libri che aveva prestato al defunto Emerico Amari e informa della preparazione di un nuovo trattato di economia politica.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

La lettera riguarda l'organizzazione di un incontro fra emigrati siciliani per discutere sulla forma di governo e la partecipazione ai moti rivoluzionari. Nella lettera sono citati Cordova, il marchese di Roccaforte, De Pasquali, Gemelli, La Farina, Massari, il barone Natoli, Pilo, San Donato e Stabile.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara commenta il dibattito sulla stampa internazionale a proposito dell'arresto di Francesco Bentivegna. Interviene sul Memorandum dei Pari e dei Deputati del Parlamento siciliano da presentare alla Sicilia alla cui stesura aveva partecipato. A tal proposito è citato Filippo Cordova. Discute dei programmi editoriali della Biblioteca dell'Economista e fa riferimento a David Ricardo e all'editore Pomba.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara iIllustra le diverse posizioni sulla questione siciliana che sono emerse nel corso del dibattito parlamentare. Discute dei programmi editoriali della Biblioteca dell'Economista e a tal proposito cita David Ricardo. Nella lettera sono citati anche il conte di Cavour, Carlo Gemelli, Giuseppe La Farina, il barone Natoli, Urbano Rattazzi e il marchese di Torrearsa.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara spedisce i testi delle sue lezioni di economia politica. Commenta la situazione politica e parla di Francesco Bentivegna. Nella lettera è citato Raffaele Busacca.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara commenta la situazione politica degli emigrati e afferma di non aver mai scritto sulla legge Lanza di riforma della facoltà di giurisprudenza. Nella lettera sono citati Gaetano La Loggia e Ruggero Settimo.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Informa sull'attività professionale presso la Compagnia di assicurazioni di Parigi, Cassa paterna. Chiede di proporre segretamente a Emerico Amari di preparare articoli per la Rivista contemporanea.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara commenta la proposta di legge sull'emigrazione e dà notizie della visita dell'economista americano Henry Carey. Inoltre illustra i programmi editoriali della Biblioteca dell'Economista. Nella lettera sono citati Emerico Amari, il conte di Cavour, Carlo Ignazio Giulio, Domenico Guerrazzi, Giuseppe La Farina, Antonio Scialoja e Niccolò Tommaseo.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute il progetto di legge sull'emigrazione. Nella lettera è citato Emerico Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulla lettura dell'opera di Emerico Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara ringrazia per le indicazioni sul libro della Martineau e chiede notizie circa la spedizione dell'opera di Mandeville. Inoltre rifiuta la candidatura proposta per il collegio di Vallecidro. Nella lettera sono citati il conte di S.Adriano e Giuseppe Todde.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute della situazione politica palermitana.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa di aver scritto una lettera a diversi organi di stampa sulle prossime elezioni. Nella lettera sono citati Emerico Amari e Aurelio Bianchi Giovini.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute della sua lettera agli organi di stampa a proposito delle incombenti elezioni politiche. Commenta il valore della stampa quotidiana. Nella lettera è citato il conte di S. Adriano Michele Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Amari discute della sua lettera agli organi di stampa a proposito delle incombenti elezioni politiche. Nella lettera sono citati il conte di S. Adriano, Aurelio Bianchi Giovini, Michelangelo Castelli e Giovanni Lanza.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara scrive riguardo la stampa quotidiana che chiede le sue dimissioni dalla cattedra di economia politica. Informa sull'attività ministeriale per contrastare la sua elezione al Parlamento. Nella lettera sono citati il conte di Cavour, Urbano Rattazzi, Giuseppe Todde e Lorenzo Valerio.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa di avere rilasciato una dichiarazione alla stampa sulle elezioni politiche

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara illustra la sua intervista al "Diritto" sulle elezioni politiche e precisa che anche la stampa estera si sta occupando della questione e che una sua lettera è stata pubblicata in Belgio. Discute del corso di economia politica all'Università di Torino. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Aurelio Bianchi Giovini e Lorenzo Valerio.

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Ferrara commenta l'articolo critico pubblicato da "L'Unione".

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara illustra la sua prolusione al corso di economia politica e le reazioni di studenti e professori agli attacchi ricevuti contro la sua indipendenza e la richiesta di dimissioni dall'insegnamento. La stampa quotidiana è compatta nel combattere la sua candidatura alle elezioni politiche. Nella lettera sono citati il conte di Cavour e Lorenzo Valerio.

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Ferrara discute delle elezioni politiche, dei partiti e dell'atteggiamento del governo. Nella lettera è citato Giovanni Lanza.

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Amari commenta l'esito delle elezioni politiche per il Parlamento subalpino e il trionfo del partito clericale. Nella lettera sono citati il conte di Cavour, Michelangelo Castelli e Urbano Rattazzi.

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Ferrara commenta la sconfitta elettorale e le ragioni che l'hanno determinata. Informa delle manovre in corso per estrometterlo dalla cattedra universitaria di Torino. La sua lezione sulla Compagnia delle Indie ha riscosso grande successo fra gli studenti. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Aurelio Bianchi Giovini, Giovanni Lanza, Giuseppe Todde e Lorenzo Valerio.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute sulla possibilità di riprendere le pubblicazioni de "La Croce di Savoia" e sull'acquisto di alcune opere. Nella lettera sono citati William Gilbart e F. C. Scherer.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

La lettera riguarda l'attività professionale di Ferrara e il suo impiego con la Cassa paterna. Discute del lavoro presso l'Università di Pisa.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute sulla situazione politica e la battaglia tra Cavour e Rattazzi. Riferisce sulla sua attività professionale.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sull'insegnamento di economia politica all'Università di Pisa, sui suoi corsi, sui rapporti con l'Università di Torino, sulla cattedra di economia politica dell'Università di Firenze e sulla sua attività professionale. Nella lettera sono citati Raffaele Busacca, Bettino Ricasoli, Cosimo Ridolfi e J. B. Say.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara dà notizie della sua prolusione all'Università di Pisa. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Raffaele Busacca, Alessandro D'Ancona e Bettino Ricasoli.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sul corso di lezioni tenute all'Università di Pisa, sulla nomina di Nisco alla cattedra di economia politica dell'Università di Firenze, sulla crisi ministeriale e la caduta del gabinetto Rattazzi e sul progetto editoriale della Biblioteca dell'Economista. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Paolo Boselli, Giuseppe Pomba e Vincenzo Salvagnoli.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulla cessione di territori piemontesi alla Francia, sulla cattedra di economia politica all'Università di Firenze e sul piano editoriale della Biblioteca dell'Economista. Annuncia progetti di pubblicazione di articoli su "La Nazione" e "La Perseveranza" su questioni politiche e sull'annessione della Sicilia al Regno. Nella lettera sono citati Emerico Amari, il conte di Cavour, Terenzio Mamiani e Giuseppe Pomba.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara chiede di potere avere un opuscolo di Emilio Broglio per un suo lavoro sulle imposte. Discute della situazione siciliana e interviene ancora sulla nomina di Nisco alla cattedra di economia dell'Università di Firenze. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Alessandro D'Ancona e Bettino Ricasoli.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa di una lettera di Emerico Amari sugli arresti avvenuti all'Università di Palermo a seguito di dimostrazioni favorevoli al Piemonte e all'unità d'Italia.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulla situazione politica palermitana e sull'attività di Emerico Amari all'Università di Firenze. Discute del ruolo della Francia nell'unità d'Italia. Nella lettera è citato Giuseppe Pomba.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulla situazione politica palermitana e sulle prolusioni di Emerico e Michele Amari all'Università di Firenze. Propone un incontro a Genova fra esuli siciliani.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sull'insurrezione siciliana. Ha in programma alcuni articoli sulla Sicilia e l'Italia da pubblicare su "La Nazione". Nella lettera è citato Emerico Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute dei rapporti fra Napoli e Palermo, sulla visita del Re all'Università di Pisa e su un suo colloquio con Cavour. Ha abbandonato l'idea di pubblicare alcuni articoli sulla questione siciliana. Nella lettera è citato Filippo Cordova.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute sulla possibilità di contribuire al futuro del governo della Sicilia. Critica la politica del Granducato di Toscana. Nella lettera sono citati Emerico Amari, Giuseppe Garibaldi e Domenico Perrani.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara scambia con Giuseppe Bracco Amari informazioni sulla situazione politica e lo informa di essere stato convocato da Cavour. Nella lettera è citato Emerico Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara dà istruzioni su uno scambio di messaggi segreti scritti con inchiostro invisibile.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara commenta l'azione di Garibaldi e svolge opera di assistenza e solidarietà nei confronti di alcuni protagonisti della spedizione dei Mille. Nega la sua disponibilità a partecipare all'attività politica e al governo siciliano. Ritiene che le sorti dell'isola verranno decise a Parigi. Nella lettera è citato Emerico Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa che la Russia e la Prussia romperanno le relazioni diplomatiche se Cavour accetterà l'annessione della Sicilia. Nella lettera sono citati Cesare Cabella, Agostino Depretis, Giuseppe La Farina e Lorenzo Valerio.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara ritiene che l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia sia ormai la soluzione più probabile.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

E' una lunga lettera sulla situazione siciliana e sull'annessione dell'isola al Regno d'Italia. Ferrara illustra il contenuto di un suo scritto sulla questione siciliana e sui metodi alternativi di annessione. Nella lettera sono citati Emerico Amari, il conte di Cavour, Aurelio Bianchi Giovini, Michelangelo Castelli, Francesco Crispi, il marchese di Torrearsa, Luigi Carlo Farini, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe La Farina, Pasquale Stanislao Mancini, il principe di Pandolfina, Francesco Paolo Perez, Carlo Poerio, Antonio Scialoja e Lorenzo Valerio.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara illustra le ragioni della rottura dei suoi rapporti con Cavour. Nella lettera è citato Lorenzo Valerio.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa di rinunciare alla politica e di tornare a occuparsi della Biblioteca dell'Economista. Nella lettera è citato Emerico Amari.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute della missione di Depretis in Sicilia e sui rapporti fra gli esuli siciliani. Illustra la possibilità di un suo trasferimento a Palermo e i diversi modi di annessione dell'isola. Nella lettera è citato Emerico Amari, il conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe La Farina.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute dell'annessione della Sicilia al Regno d'Italia e dei suoi recenti scritti sull'argomento. Nella lettera sono citati il conte di Cavour, Agostino Depretis e Michelangelo Castelli.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara illustra le sue opinioni sulla questione siciliana e l'immutata fiducia nei suoi antichi ideali. Spera di riuscire a ottenere la cattedra di economia presso l'Università di Firenze. Nella lettera sono citati il conte di Cavour, il marchese di Torrearsa, Giuseppe Garibaldi e Nicola Nisco.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara esprime felicità per la delusione del popolo siciliano nei confronti di Depretis. Commenta la situazione politica internazionale e discute del progetto editoriale della Biblioteca dell'Economista e della fondazione di un nuovo giornale. Nella lettera è citato Filippo Cordova, il marchese di Torrearsa e Giuseppe Garibaldi.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulla situazione della stampa in Sicilia e chiede informazioni sulla missione dell'economista Giovanni Bruno a Torino. Commenta la situazione politica internazionale. Nella lettera sono citati Emerico Amari e Giuseppe Garibaldi.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute della situazione politica generale e dei programmi nei confronti della Sicilia. Nella lettera sono citati Pier Carlo Boggio, Filippo Cordova, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe La Farina e Bettino Ricasoli.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa del dibattito parlamentare sulla legge finanziaria illustrando le responsabilità di Minghetti nel voto contrario della Camera. Prevede un rimpasto governativo. Nella lettera sono citati Cesare Peruzzi e Urbano Rattazzi.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa sulle possibili operazioni finanziarie a favore di municipalità siciliane.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulle trattative per un prestito a favore della città di Palermo. Nella lettera è citato Luigi Bolmida.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulle trattative e sulle condizioni finanziarie di un possibile prestito a favore della città di Palermo. Nella lettera sono citati Luigi Bolmida, Andrea Guarneri e il marchese di Rudinì.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce sulle trattative e sulle condizioni finanziarie di un possibile prestito a favore della città di Palermo. Fa il rendiconto di una lunga trattativa che ha interessato anche altre piazze finanziarie. Nella lettera sono citati Luigi Bolmida e Andrea Guarneri.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute sulle trattative e sulle condizioni finanziarie di un possibile prestito a favore della città di Palermo. Informa di avere ricevuto un controprogetto che coinvolge altre case bancarie e dà notizie di una sua prossima missione a Parigi su incarico di Minghetti. Nella lettera sono citati Gaetano Del Tignoso e Andrea Guarneri.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara non vuole presentare il controprogetto sul prestito a favore della città di Palermo. Ritiene che la trattativa si sia conclusa negativamente. Nella lettera sono citati Pietro Bastogi, Luigi Bolmida e Andrea Guarneri.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara, dopo i ribassi della rendita sul mercato di Parigi, ritiene che le trattative sul prestito per la città di Palermo siano definitivamente tramontate. Nella lettera è citato Andrea Guarneri.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara riferisce che la stampa torinese dà notizia della conclusione del prestito a favore della città di Palermo. Nella lettera è citato il marchese di Rudinì.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute del suo impegno nella preparazione della Biblioteca dell'Economista e della sua attività alla Corte dei Conti. Commenta l'andamento dei mercati finanziari, la crisi bancaria in Inghilterra e la politica di Sella.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa del dibattito sulla stampa a seguito della pubblicazione dei suoi articoli sull'imposta sul macinato. Illustra le principali problematiche tecniche relative all'applicazione dell'imposta. Nella lettera sono citati Francesco Crispi, Gioacchino Pepoli e Quintino Sella.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute delle elezioni e della situazione politica generale e chiede informazioni sulla legge sul marchio dell'oro e dell'argento. Nella lettera sono citati Emerico Amari, il marchese di Roccaforte e Francesco Deblasis.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa sulla crisi politica e sulla probabile formazione del nuovo governo. Comunica la sua intenzione di proseguire la battaglia parlamentare per una nuova legge sul marchio. Nella lettera sono citati Vito D'Ondes Reggio, Giovanni Lanza, Luigi Federico Menabrea e Urbano Rattazzi.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara cerca di ottenere agevolazioni finanziarie a favore dell'isola di Ustica. Nella lettera è citato Quintino Sella.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa sull'andamento della trattativa per ottenere agevolazioni finanziarie a favore di Ustica.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara informa dell'andamento soddisfacente delle adesioni alla Società "Adamo Smith". Nella lettera sono citati Luigi Luzzatti e Francesco Maggiore Perni.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute della situazione politica generale. Nella lettera è citato Angelo Serra.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara commenta la formazione del nuovo ministero. Nella lettera sono citati Agostino Depretis, Salvatore Majorana Calatabiano e Luigi Amedeo Menabrea.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute della situazione politica generale e del dibattito parlamentare sulla sicurezza pubblica. Nella lettera sono citati Agostino Depretis, Giovanni Nicotera, Francesco Paolo Perez e Giuseppe Zanardelli.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari

Ferrara discute aspetti tecnici e applicativi dell'imposta sul macinato.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara informa la figlia sulla prossima elezione del presidente della Camera e riferisce su un suo lavoro sull'imposta sul macinato. Nella lettera è citato Quintino Sella.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara riporta il testo di una lettera ricevuta da Quintino Sella con l'incarico di preparare uno studio di un'imposta sul macinato.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara illustra i suoi rapporti personali e professionali al Ministero delle finanze con Quintino Sella. Nella lettera è citato Augusto Duchoqué Lombardi.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara informa la figlia sullo stato dei suoi lavori per la Biblioteca dell'Economista e sulla sua collaborazione con Quintino Sella. Scrive che i suoi articoli sul macinato sono stati consegnati per essere pubblicati sull' "Opinione". Nella lettera è citato Giuseppe Pomba.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara commenta negativamente la prospettiva di essere eletto deputato. Nella lettera sono citati Filippo Cordova e Quintino Sella.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute su un suo articolo sull'asse ecclesiastico che mette in crisi il ministero Scialoja.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara informa sulla sua posizione a proposito del progetto di legge per la costituzione di una Regia dei Tabacchi.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute della situazione politica e delle prossime elezioni. Dichiara che intende combattere il disegno di legge sui tabacchi. Nella lettera è citato Domenico Perrani.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara scrive sulla sua posizione in Parlamento sulla questione dei tabacchi, sulla proprietà delle miniere e sulle ferrovie. Nella lettera è citato Pasquale Stanislao Mancini.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute della situazione politica generale, dei dibattiti parlamentari e dei provvedimenti finanziari a favore di Ustica. Nella lettera è citato Quintino Sella.

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Documento Lettera a Giuseppe Bracco Amari e Rosalia Ferrara

Ferrara discute dei provvedimenti finanziari a favore di Ustica.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute di un banchetto di economisti in suo onore. Sono citati Aristide Battaglia e Giovanni Bruno.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara riferisce di stare preparando nuovi studi sull'imposta sul macinato e sul bilancio. Nella lettera è citato Agostino Depretis.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara commenta la crisi di governo e le votazioni alla Camera. Nella lettera è citato Agostino Depretis.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Smentisce una sua eventuale partecipazione al nuovo gabinetto e conta di potere affrontare presto le questioni tecniche e applicative della tassa sul macinato. Cita Francesco Crispi e Agostino Depretis.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara commenta la formazione del nuovo gabinetto e critica la politica di Crispi e i tradimenti che sono stati compiuti ai suoi danni. Nella lettera sono citati anche Agostino Depretis e Francesco Paolo Perez.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara esprime dolore per la morte di Vittorio Emanuele II e manifesta una buona impressione sul nuovo Re. Nella lettera sono citati Benedetto Cairoli e Tullio Martello.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute di aspetti tecnici e applicativi dell'imposta sul macinato e dell'immediata approvazione della sua legge alla Camera. Nella lettera è citato Francesco Crispi.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute sulla situazione politica generale e sulla campagna elettorale. Informa che ha offerto le dimissioni a Magliani ma sono state respinte. Nella lettera sono citati Raffaele Busacca, Francesco Crispi e Francesco Paolo Perez.

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Documento Lettera a Rosalia Ferrara

Ferrara discute della situazione politica generale e della campagna elettorale. Informa che ha offerto le dimissioni a Magliani.

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Documento Lettera ad Anna e Rosalia Ferrara

Ferrara informa di un lavoro sul macinato e dei suoi rapporti con Quintino Sella.

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Documento Lettera ad Anna e Rosalia Ferrara

Ferrara scrive sui suoi difficili rapporti con Luzzatti e annuncia una prossima sua trasferta a Torino per preparare un nuovo progetto di imposta sul macinato. Nella lettera sono citati anche Costantino Perazzi e Quintino Sella.

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Documento Lettera ad Anna e Rosalia Ferrara

Ferrara scrive sui lavori della Camera, sui suoi rapporti con i massimi dirigenti politici e sugli inconvenienti tecnici nell'applicazione dell'imposta sul macinato. Nella lettera sono citati Costantino Perazzi, Urbano Rattazzi e Quintino Sella.

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Documento Lettera ad Agata e Rosalia Ferrara

Ferrara riferisce l'esito dei lavori parlamentari e delle votazioni su provvedimenti economici e finanziari. Discute dei suoi rapporti con Sella e del dibattito sull'imposta sul macinato. Nella lettera sono citati Costantino Perazzi e Urbano Rattazzi.

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Documento Lettera ad Agata e Rosalia Ferrara

Ferrara riferisce su un episodio di contestazione studentesca nella Scuola superiore di commercio di Venezia e annuncia il termine dello sciopero degli studenti. Nella lettera è citato Edoardo Deodati.

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Documento Lettera ad Agata e Rosalia Ferrara

Ferrara riferisce che sta cercando di concludere una trattativa per ottenere agevolazioni finanziarie a favore dell'isola di Ustica. Promette opposizione nei confronti dei provvedimenti di Sella sul sistema bancario.

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Documento Lettera ad Agata e Rosalia Ferrara

Ferrara commenta la scomparsa di Rattazzi e ricorda il loro ultimo incontro.

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Documento Lettera ad Agata e Rosalia Ferrara

Ferrara ricorda i suoi rapporti con Rattazzi e il loro ultimo incontro. Nella lettera sono citati Giovanni Lanza, Costantino Perazzi e Quintino Sella.

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Documento Lettera ad Anna e Rosalia Ferrara

Ferrara discute della campagna giornalistica contro la Scuola superiore di commercio di Venezia. Nella lettera è citato Alberto Errera.

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Documento Lettera ad Anna e Rosalia Ferrara

Ferrara discute dei provvedimenti finanziari a favore di Ustica. Cita nella lettera Gaspare Finali e Marco Minghetti.

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Documento a Agata e Rosalia Ferrara

Ferrara comunica di essere stato incaricato da Minghetti di studiare i problemi tecnici e applicativi dell'imposta sul macinato. Nella lettera sono citati Gaspare Finali e Domenico Perrani.

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Documento Lettera a Francesco Ferrara

Invito del presidente, su richiesta del Pretore della città di Palermo, rivolto a Francesco Ferrara per presenziare a una seduta della commissione centrale di navigazione.

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Documento Lettera al cav. Emerico Amari

Nomina a presidente del comitato che dovrà riferire sul progetto di Banco territoriale di Onorato Maissè. Gli altri soci componenti del comitato indicati sono Giovanni Bruno e Francesco Ferrara.

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Documento Bozza non datata di una lettera di Amari indirizzata a anonimo autore di un'opera sul catasto

Bozza non datata di una lettera indirizzata a un interlocutore anonimo autore di un'opera sul catasto milanese che Emerico Amari ringrazia per avergliela inviata in omaggio. Lo informa di averla attentamente studiata insieme a Francesco Ferrara e Raffaele Busacca e averla molto apprezzata. Amari preferisce affidare a Ferrara o Busacca il compito di presentare ufficialmente il lavoro ed è dispiaciuto non poterlo pubblicare sul Giornale di Statistica che in quel momento si trova in cattive condizioni. Tuttavia si impegna ad adoperarsi per fare stampare l'opera a Napoli e promette che incaricherà della cosa Pasquale Stanislao Mancini. Nella lettera dà notizie anche sul concorso che Raffaele Busacca sta sostenendo per la cattedra di economia politica all'Università di Palermo. Auspica una vittoria ma la scarsa affidabilità del corpo docente palermitano lo lascia incerto.

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Documento A proposito di temi economici

Baer commenta l'articolo di Protonotari sulla "Trades Union". Ritiene che con esso sia definitivamente tracciata la "vera via della riforma sociale". In particolare contesta la posizione di Ferrara al riguardo ritenendo erronea la sua concezione dello Stato.

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Documento Sulla redazione di un articolo. Alcune critiche alla "Nuova Antologia"

Informa che sta preparando un articolo sull'autobiografia di Stuart Mill. Polemizza con l'autrice di un articolo contro Mill. Critica la "Nuova Antologia" perchè non ha parlato di Rattazzi nè di Guerrazzi. "Per le materie finanziarie dovreste avere qualche collaboratore meno bislacco di Ferrara".

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Documento Su di alcuni temi economici

Baer comunica l'invio di un articolo per la "Nuova Antologia". Afferma che la polemica tra Ferrara e Luzzatti è da considerarsi positivamente perchè scuote "l'apatia del paese verso gli studi scientifici". Su questo articolo cfr. R. Faucci, vedi nota bibliografica.

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Documento Sulle teoriche dei socialisti alla cattedra in Germania

Baer comunica la fine di un articolo dove si esprimono considerazioni circa il libro del Cusumano su "le teoriche dei socialisti della cattedra in Germania" da un punto di vista differente dall'articolo del Ferrara del 1874 e come risposta all'articolo del Luzzatti.

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Documento Su di un articolo di Ferrara

Scrive Bodio: "...vidi l'ultimo articolo di Ferrara. Splendido come sempre. La voce "libertà" perchè non si deve lasciare sentire? Risponda chi vuole. Noi siamo professori di Economia Politica e ce ne teniamo e siamo in buona compagnia". Probabilmente si riferisce all'articolo "La questione de' banchi in Italia", vedi nota bibliografica.

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Documento A proposito della Società Adamo Smith

Lettera con cui Ferrara informa di aver ricevuto l'atto costitutivo della Società Adamo Smith, apparso sulla "Gazzetta d'Italia". Lo esorta a dare la propria adesione alla nuova Società. Si scusa per aver fatto il nome di Protonotari. Protonotari figura nell'elenco dei soci fondatori pubblicato sull' "Economista" del 24 settembre 1874, p. 564.

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Documento Su di alcuni articoli

Ferrara informa che "nella fortunata solitudine che qui si gode" sta occupandosi del "nostro Rossi di Schio". Dubita però che si tratti di un lavoro adatto alla "Nuova Antologia". Si riferisce alla serie di articoli, in forma di lettere a Protonotari, sull'Americanismo economico in Italia. Il primo articolo, datato "Firenze, 7 agosto 1878", apparve sulla "Nuova Antologia", vedi nota bibliografica.

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Documento A proposito di un articolo sull'aggio

Ferrara promette un "articolo sull'aggio" che gli sembra tanto più necessario in quanto Maurogonato ha scritto sull'argomento ne "L'Opinione". "Alcune delle cose che io aveva scritte, me l'ho vedute stampare nell'Economista di Roma". Per le lettere di Pesaro Isacco Maurogonato e per la replica di Ferrara vedi nota bibliografica.

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Documento A proposito di un articolo da farsi su diverse questioni economiche

Ferrara comunica che sta pensando ad un articolo "sulle varie scuole di economisti (e specialmente sulla scuola storica de' tedeschi), sul metodo in economia politica", sul diritto di proprietà e le sue applicazioni, sulla questione dei boschi e delle miniere e sulle tendenze protezionistiche che incominciano a manifestarsi in Italia. Una parte di questi argomenti è trattata in "Il germanismo in Italia", vedi nota bibliografica.

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Documento Su di un articolo sul Germanismo economico

Ferrara informa sullo stato di avanzamento dell'articolo sul Germanismo economico. Vorrebbe scrivere sul corso di economia tenuto a Roma dallo stesso Protonotari.

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Documento A proposito di banche

Ferrara esprime approvazione per un articolo di Cambray Digny sulla "Nuova Antologia", per il fatto che respinge l'idea di un "Banco di Stato". Si lamenta "dell'odio indeclinabile" che ha per lui, Ferrara, il Crispi.

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Documento Su di una riunione della Società di economia politica

Ferrara disdice, d'intesa con Luzzatti, una riunione della Società di economia politica. "...Sento con dolore la perdita di Cordova: unus post unum, non remanebit unus".

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Documento Sugli antichi banchi di Venezia

Ferrara si riferisce allo studio sugli antichi Banchi di Venezia. Pensa di pubblicare la raccolta di documenti su una rivista diversa dalla "Nuova Antologia".

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Documento Su di un premio della Società di economia politica

Ferrara raccomanda il Prof. Ignazio Scarabelli per un premio della Società di economia politica per un opuscolo sulla questione operaia.

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Documento Sull'invio dell'articolo sul Germanismo economico

Ferrara spedisce l'articolo sul Germanismo economico, spiegando i motivi dell'attacco a Vito Cusumano, che peraltro spera di recuperare alla propria causa. Accenna inoltre all'uscita, "a nostra piena soddisfazione e senza spese", di un giornale liberista. Nel "Germanismo economico in Italia", Ferrara recensiva fra l'altro il saggio di Cusumano "Sulla condizione attuale degli studi economici in Germania", Bologna 1873.

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Documento Su di un articolo

Ferrara si riferisce al proprio articolo "L'americanismo economico in Italia".

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Documento Ancora sul Germanismo economico in Italia

Ferrara informa di aver quasi terminato "un lavoretto" sul Germanismo economico in Italia. Chiede ospitalità sulla "Nuova Antologia". Esso sarà "il prologo" della Società Adamo Smith.

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Documento Su di alcune proposte

Scrive Ferrara: "...Vi sarebbero due argomenti da articolo di fondo: Marx (di cui ho ricevuto l'opera tradotta) e Sbarbaro col suo volumone contro Gioberti e incidentalmente contro di me... Per il Bollettino, Parte economica, non Le converrebbe Bodio?".

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Documento Proposte riguardanti la Società di economia politica

Ferrara propone che nella Società di economia politica vengano ammessi i soli professori universitari di economia e "gli autori di opere non frivole". Segnala anche il problema dell'accoglimento dei soci della Adamo Smith nella "nostra antica società".

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Documento A proposito di un progetto governativo di riforma bancaria

Ferrara con grande amarezza, rispondendo ad un invito del Protonotari di commentare un progetto governativo di riforma bancaria, dichiara di non conoscerlo e declina ogni ulteriore proposta di collaborazione, stante la sua estraneità al clima politico ed economico ormai affermatosi in Italia.

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Documento A proposito della Società Adamo Smith

Ferrara si riferisce al progetto di statuto della Società Adamo Smith che dovrebbe essere fatto conoscere accompagnandolo con una circolare a forma di Ferrara, Boccardo, Virgilio, Martello, Torrigiani e Protonotari.

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Documento Ancora sulla Società Adamo Smith

Ferrara parla delle adesioni alla Adamo Smith. "Se fossimo in un altro paese, io vorrei trovare i mezzi per fondare una grossa rivista trimestrale ad uso Edimburgh Review...".

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Documento A proposito degli antichi banchi veneziani

Ferrara informa che sta studiando le fonti di archivio degli antichi banchi veneziani, prendendo spunto dalla Libertà delle banche di Venezia del Lattes, e propone a Protonotari un articolo sul tema.

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Documento Su di un articolo sul macinato

Ferrara rinuncia a scrivere un articolo sul macinato perchè "dilazionandolo d'un mese... non sarebbe più opportuno".

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Documento Sull'aggio

Ferrara ritira un articolo perchè la legge presentata da Sella "cambia lo stato della questione", anche perchè "l'aggio sembra volersi attenuare". Sella aveva presentato il 24 maggio 1873 un progetto di legge "Sulla circolazione cartacea e sul servizio di tesoreria", criticato da Ferrara.

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Documento Sempre sulla questione dei banchi

Ferrara scrive ancora sulla questione dei banchi e sulla divergenza delle sue opinioni rispetto a quelle di Maurogonato.

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Documento A proposito di un articolo di Giovanni Bruno

Ferrara preannuncia un articolo di Giovanni Bruno sul Germanismo economico. Se Protonotari è interessato a pubblicarlo, Ferrara provvederà ai ritocchi necessari.

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Documento Su di un articolo sugli scioperi

Ferrara scrive che ulteriore ritardo toglierebbe attualità ad un articolo sugli scioperi che Ferrara ha promesso ma non ha ancora terminato.

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Documento Sul Germanismo e sulla collaborazione ad un giornale liberista

Ferrara rinvia, corrette, le bozze del Germanismo. Riprende il tema del giornale liberista al quale vuol far collaborare Boccardo, Virgilio, Martello, Cognetti, Scarabelli, Scialoja, Rota. Ma finora non ha scritto che a Martello.

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Documento Sempre sull'articolo sul Germanismo

Ferrara parla ancora della stesura dell'articolo sul Germanismo. Dice di aver introdotto un cenno critico nei confronti di Cossa che definisce "ridicolo... con la sua dommatica sufficienza, senza un lampo di genio...".

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Documento Su di un manoscritto da inviare. Proposte per un articolo

Ferraris ringrazia per l'articolo di Zammarano su di lui nella "Nuova Antologia", anche se lo ha criticato, preferisce la critica al silenzio. Spera di mandargli il manoscritto dell'articolo monetario. "Ho letto (e con vivo dispiacere) sui giornali, che il Ferrara è ammalato gravemente. Ciò forse gli impedirà di proseguire i suoi attuali studi sull'abolizione del corso forzoso. Desidera Ella che gliene faccia uno io? Al certo è immensa la distanza che mi separa per capacità e per fama dal Ferrara. Ma, se Ella non ha affidato il lavoro ad altri, mi faccio innanzi io con la debita modestia".

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Documento Sulla carta governativa

Luzzatti riferisce che il Ferrara non crede opportuna la discussione sulla carta governativa. Chiede che sul punto vengano consultati il Minghetti e lo Scialoja.

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Documento Lamentele

Luzzatti si lamenta dell' atteggiamento del giornale "L'economista", "organo della tua scuola", e di Ferrara in particolare poichè "hanno mosso guerra" contro di lui.

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Documento Sulla disputa fra Ferrara e Luzzatti

Luzzatti si riferisce alla disputa con Ferrara. In sostanza, rivendica il diritto di difesa mediante una pubblicazione sulla "Nuova Antologia", nel fascicolo di settembre, altrimenti, minaccia di pubblicare la sua risposta nell' "Opinione" e di appellarsi alla "pubblica opinione". Pare che l'oggetto della disputa sia costituito dall'ultimo articolo di Luzzatti ma già i precedenti articoli sulle banche avevano riscosso delle critiche.

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Documento Sulla polemica con Ferrara

Luzzatti afferma di non voler rispondere a Ferrara nè difendere il Ministero dell'Agricoltura. Si tratta della questione già accennata nelle due lettere inviate da Crespano nello stesso anno. Conclude riferendosi al suo ultimo manoscritto che dovrebbe comparire nel numero di settembre.

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Documento A proposito di alcuni scritti di Ferrara

Martello si scusa per non aver più scritto, ma voleva poter dare notizie sull'articolo di Ferrara in confutazione di quello di Rossi. Informa sull'attività di Ferrara riguardo una serie di articoli intitolati il "babelismo economico" sulla "Nuova Antologia" che chiuderanno, in modo brillante e sapiente, la disputa nata dal "Germanismo economico".

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Documento Su di un progetto di legge sul lavoro minorile

Rossi accenna al progetto di legge sul lavoro dei fanciulli. "Potete darmi notizia del mio articolo? Che ne disse il Ferrara?..... Se papà Ferrara desidera qualche rettificazione vogliate accennarmela. Narrai fatti e non feci polemiche del resto".

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Documento Sul Credito popolare

Rossi replica al rifiuto di Protonotari di stampare gli articoli secondo e terzo sul credito popolare perchè troppo lunghi. Chiede se Ferrara ha intenzione di proseguire le sue lettere sull'americanismo: "è un desiderio troppo naturale di chi fu così fieramente attaccato ond'io debba rispondergli. Gli articoli uscirono (furono poi raccolti con il titolo "Del credito popolare nelle odierne associazioni cooperative", Firenze 1880).

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Documento Sul credito popolare

Rossi chiede che siano pubblicati i suoi articoli sul credito popolare, togliendo il grande quadro statistico e liberando così spazio. Lo ringrazia per quanto gli ha consigliato di fare a proposito del Ferrara.

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Documento Lettera di ringraziamento

Rossi ringrazia per la pubblicazione dell'articolo sul credito popolare e ne promette un altro su "La questione sociale: cause e rimedi....Le posso dire di moltissimi cui desta molto interesse la corrispondenza fra me e l'on. Ferrara".

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Documento Su di un articolo

Scialoja vorrebbe sapere se sarà pubblicata la continuazione del suo primo articolo. Nel caso, desidera avere le bozze per correggerle. Fa considerazioni su Ferrara il quale è d'accordo con la maggioranza sulle imposte ma non è d'accordo sull'asse ecclesiastico. Osserva però che la maggioranza "non ha idee, quantunque, forse, molti degli individui che la compongono, abbiano le loro. Peggio è poi che di idee non ne ha neppure la minoranza".

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Documento Su di un articolo

Scrive Scialoja "Mi sa dire se si stampa l'articolo?... Credete che s'abbia a preparare un articolo espositivo e critico (non dico già di censura) intorno al sistema finanziario di Ferrara e al modo secondo il quale sono state condotte le prime pratiche per attuarlo". Critica l'atteggiamento della maggioranza, giudicata senza idee.

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Documento Sulla moneta

Busacca prega Cambray Digny di informarlo se l'opera del Ferrara sulla moneta è presso di lui o presso il Cini.

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Documento Sulla moneta

Busacca chiede a Cambray Digny di inviargli il rapporto di Ferrara sulla moneta.

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Documento A proposito di alcune opere presentate

Ferrara parla di opere presentate fra gli altri dai candidati Pintor-Mameli ed Heer. Prega di leggerle e poi far recapitare le stesse al prof. Giovanni Rossi.

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Documento Informazioni sugli alunni della Regia Scuola Superiore di Commercio

Ferrara si scusa per non aver incontrato Messedaglia e gli dà appuntamento a Firenze. Gli allega come richiesto l'elenco degli "Alunni ed Uditori della Regia Scuola Superiore di Commercio coi punti ottenuti nell'esame di promozione dell'Anno Scolastico 1870-71", e nota degli esami orali che avranno luogo nella stessa Scuola nell'agosto 1871.

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Documento Ferrara chiede aiuto per Cusumano

Ferrara teme di aver compromesso la carriera di Cusumano e pertanto chiede a Messedaglia di sostenerne la candidatura per la cattedra di Modena.

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Documento Richiesta trasmissione rinuncia la concorso

Sbarbaro chiede di trasmettere al segretario generale l'atto formale del sua rinuncia irrevocabile al concorso così, assieme al Ministro, apriranno finalmente gli occhi sulla condizione in cui lo hanno posto. Dice di non essere amico politico né personale dell'onorevole Bonchetti e di aver rotto con lui i rapporti da circa due anni. Chiede a Messedaglia di non parlare delle cose sue con nessun deputato con eccezione degli onorevoli Ferrara e Michelini coi quali mantiene ottimi ed intimi rapporti.

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Documento Influenze scientifiche

Cossa conosce e apprezza le pubblicazioni economiche di Messedaglia. Descrive come è organizzato il proprio corso biennale di economia e finanza dove presta un'attenzione costante verso i principali risultati teorici di Inghilterra, Francia e Germania. Per la parte metodologica riconosce l'influenza di autori inglesi come Mill, Lewis, Cairnes, tuttavia Roscher vanta sul suo indirizzo scientifico un grande predominio: "non già convertendomi al metodo storico nell'esposizione dogmatica della scienza, ma facendomi curioso delle indagini sulla storia delle scienze dell'economia politica". Si sta quindi occupando della storia delle scienze, specialmente in Italia, ed ha raccolto molto materiale che forse col tempo pubblicherà. Spiega che la sua storia sarà diversa da quella di Pecchio, Bianchini ecc., incomplete e rovinate da pregiudizi i quali "fanno velo alla imparziale disanima dei testi" e riconosce a Ferrara il merito di aver risolto la questione del primato italiano. Infine chiede copia del corso di lezioni economia politica tenute a Padova, da cui poter trarre utili suggerimenti, così come avvenne con le lezioni di Ferrara del 1856-57.

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Documento "Ferrara. Prefazione alle armonie di Bastiat"

Note di lettura autografe del Minghetti relative alla prefazione di Ferrara all'opera Harmonies economiques del Bastiat.

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Documento In memoria del professor Bertolini Angelo. (Parole pronunziate sul feretro, dal Rettore prof. Comm. Nicola Garrone)

"Angelo Bertolini viveva a Bari da oltre trent'anni, e di Bari aveva inteso tutte le aspirazioni, aveva seguito con passione il rapido moto ascensionale, aveva studiato i problemi più vitali e concorso a tutelare interessi vitalissimi, talché egli si sentiva e si dichiarava da se stesso cittadino di elezione". Così inizia il discorso commemorativo del prof. Nicola Garrone, allievo del Bertolini, per sottolineare il forte legame tra il defunto e la città di Bari, dove era giunto nel 1892, chiamato dal professor Maffeo Pantaleoni, all'epoca direttore della Regia Scuola Superiore di Commercio, per occupare la cattedra di Scienza delle finanze. Vengono in sintesi ripercorse le fasi salienti della sua carriera intellettuale, dall'incarico dell'insegnamento di Statistica nella Scuola di Venezia, dove aveva appena conseguito nel 1883 la licenza della Sezione Magistrale di Economia e diritto, all'incarico nello stesso istituto di Economia, alla nomina a professore ordinario di Economia Politica e Scienza delle Finanze presso l'università di Camerino, alla contemporanea docenza libera di Economia Politica presso la Regia Università di Bologna, fino all'approdo a Bari. Si ricorda il concorso vinto nel 1903 per il posto di segretario generale della Camera di Commercio di Bari, il cambio nel 1913 della cattedra di Scienza delle Finanze, fino ad allora da lui tenuta, ma in seguito al cambio di statuto del 1913 accorpata ad Economia Politica ed affidata a Sabino Fiorese, con la cattedra di Politica Commerciale e Legislazione doganale, insegnamento tenuto fino alla morte. Quanto al suo pensiero economico, di matrice liberista, gli si riconosce una diretta filiazione dal "maestro" Francesco Ferrara e gli si attribuisce il merito di essersi mantenuto coerente con le stesse dottrine, "pur nel mutare delle circostanze e degli eventi, e pur nel dilagare di opposte correnti, combattendo tutte le forme di interventismo e sorridendo di tutti i vincolismi antichi e nuovi e nuovissimi". Liberista dalla cattedra e nella Camera di Commercio, qui strinse una forte amicizia con il presidente Antonio De Tullio.

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Documento Commemorazione di Salvatore Cognetti de Martiis letta dal professor C. G. Albonico, alla R. Accademia Virgiliana, nella adunanza del 6 dicembre 1901

La commemorazione di Salvatore Cognetti de Martiis in una seduta della Reale Accademia Virgiliana è giustificata dal fatto che l'economista ne fu socio. Albonico si rammarica che il suo saggio "La manodopera nel sistema economico" sia rimasto incompiuto, dal momento che "l'Autore ha in Italia posto eminente tra gli scrittori che, valendosi del metodo positivo e in special modo delle induzioni e delle analogie biologiche, affermano le leggi dell'Economia Politica". Ricorda l'ultimo anno di vita del Cognetti de Martiis, i mesi di soggiorno a Roma e poi il ritorno a Torino, per inaugurare il corso di Economia Politica presso la Regia Università con una prolusione, l'ultima, su L'idea economica in Gioberti. Così l'onore che Albonico riserva all'amico è annoverarlo insieme con Melchiorre Gioja, Pellegrino Rossi, Antonio Scialoja, Giovanni Arrivabene, Marco Minghetti, Luigi Luzzatti, i quali "assisero l'Economia Politica su alto soglio del sapere della Patria" e che "ordinarono forme, fondarono istituzioni economiche per il benessere delle popolazioni, per la ricchezza e lo splendore del Regno". Il ruolo di Salvatore Cognetti de Martiis fu di "avvicinare più o meno secondo i loro termini comuni ed i principi classici le nuove scuole economiche", attenuando "gli effetti de' loro errori" e, soprattutto, contrapponendosi al presente procedere incerto degli studi economici dopo la morte del "genio" Francesco Ferrara.

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Documento Commemorazione di Francesco Ferrara nel primo anniversario della sua morte fatta dalla R. Scuola Superiore di Commercio in Bari

Si tratta della Relazione della cerimonia commemorativa in onore di Francesco Ferrara in occasione del primo anniversario della sua morte. Si ricorda come alla notizia del decesso dell'economista, avvenuto a Venezia il 22 gennaio 1900, il Consiglio Direttivo della Regia Scuola e il collegio dei docenti avesse inviato la propria rappresentanza per rendergli l'estremo saluto e come avesse risposto all'appello lanciato dalla Regia Scuola di Commercio di Venezia, dal Ferrara istituita e diretta per tanti anni, a tutti gli allievi e gli estimatori dell'economista per concorrere all'erezione di un monumento in suo onore. In quella circostanza l'Istituto barese aveva, infatti, donato una cospicua somma di denaro. In appendice alla breve relazione sullo svolgimento della cerimonia (pp.3-16) sono riportate tutte le risposte date da importanti personalità degli ambienti economici, finanziari e politici d'Italia per giustificare la mancata partecipazione, nonostante l'invito ricevuto. I biglietti di scuse, al di là del loro contenuto formale, rivelano da un lato il rapporto di queste stesse personalità di spicco con il pensiero economico del Ferrara, dall'altro con la Regia Scuola Superiore di Commercio di Bari, nella quale alcuni di essi avevano compiuto gli esordi della propria professione di docenti di discipline economiche. Ai più rilevanti, pertanto, si riserva lo spazio di apposite schede documentarie.

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Documento Biglietto di scuse

Pantaleoni si scusa per l'impossibilità d'intervenire alla cerimonia, che gli avrebbe permesso di incontrare antichi colleghi, ma gli impegni politici a Roma, come deputato del Parlamento, non gli permettevano di affrontare in quei giorni un viaggio a Bari. Propone però la pubblicazione del discorso del professor Bertolini sul "Giornale degli Economisti", qualora la Regia Scuola di Bari non avesse intenzione di dedicargli una pubblicazione a parte. Scrive a proposito del Ferrara: "Il Ferrara, come è accaduto a molti italiani dell'epoca sua, sebbene in ragione dell'operosità sua gigantesca abbia potuto lasciare quattro grandi volumi dovuti alla sua penna e altri scritti raccolti dal Bodio, pure, a cagione delle vicende della sua vita, e dei sacrifici che gli impose il problema politico, non può essere conosciuto interamente dalle opere date alle stampe. Non esiste, ad esempio, del Ferrara un trattato di Economia, sebbene per molti anni egli un trattato abbia svolto dalla cattedra. Egli stesso affermava di averne scritto uno, e di lasciarlo, per il giorno di sua morte, a sua moglie in un manoscritto. Nulla si è trovato. Il suo trattato è quindi tutto nei quaderni degli scolari che egli ebbe e di questi uno dei più diligenti e intelligenti è stato il Bertolini. Io stesso non posseggo del Ferrara altro trattato all'infuori di un volume manoscritto del professor Bertolini, da lui regalatomi".

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Documento Biglietto di scuse

Berardi si scusa per la mancata partecipazione alla commemorazione del suo "venerato ed amato Maestro", causata dal ritardo con cui gli è pervenuto l'invito e dalle consequenziali difficoltà ad organizzare in tempo utile il viaggio. Coglie l'occasione per esprimere tutto il suo amore per un professore che gli rivolse "amore paterno" e che egli considera l'unico economista "che abbia avuto [...] una piena visione mentale del complicato congegno dell'umana economia". Coglie anche l'occasione per esprimere la stima nutrita nei confronti di Angelo Bertolini, "uno dei pochissimi che, contro ogni loro interesse accademico, sostengono i meriti eminenti di Ferrara".

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Documento Psicologia ed economia politica. Prime linee di una teoria psicologica dell'emigrazione

L'interesse dell'estratto di una rivista a diffusione nazionale è una nota critica a margine, scritta a matita alla pagina 23 ed autografa del professor Angelo Bertolini in cui si legge: "Diceva il Ferrara (lezione 14a, anno accademico 1887-1888): Perché taluno si decida ad abbandonare il suo paese, a forza che vi senta lo stimolo di qualche bisogno che ivi non può soddisfare, è necessario che trovi nell'emigrazione il solo modo di impiegare la sua attività e il suo capitale con maggior profitto (p.68)".

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Documento Nozioni di Commercio

Dopo aver esplicitato le definizioni di "bene economico" e di "commercio", in cui esplicitamente vi è il richiamo alla concezione dello scambio di Francesco Ferrara ("affermiamo col Ferrara che lo scambio è un atto di produzione"), si passa all'enunciazione della legge economica della domanda e dell'offerta, che ne regola i meccanismi di funzionamento.

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Documento Beni materiali ed immateriali

Dopo aver definito i concetti di "beni materiali" e di "beni immateriali", Bertolini precisa la differenza tra meccanismi di funzionamento dello scambio in un mercato chiuso e in un mercato internazionale: "mentre negli scambi interni sono gli uomini che scambiano tra loro, negli scambi internazionali è lo Stato che, personificandosi nei suoi abitanti, fa gli scambi". Trattandosi, tuttavia, di una personificazione solo virtuale, la legge che ne regola il relativo funzionamento è la medesima. Il commercio internazionale è, inoltre, regolato dalla teoria dei costi relativi o comparati. A questo punto Bertolini introduce il tema centrale del suo corso: la politica commerciale perseguita da uno Stato. Si dichiara apertamente favorevole alla posizione liberista di quanti abbracciano la formula secondo cui "meno fa lo Stato e meglio fa". Per Bertolini "l'intervento dello Stato non deve sostituire l'attività individuale, ma completare l'attività dei singoli". Principi, questi, che Bertolini ereditava dalla lezione liberista del maestro Ferrara.

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Documento Senza titolo [Sistemi delle tariffe]

Si esaminano i sistemi delle tariffe, in particolare quello della tariffa duplice, "a due colonne di dazi", i minimi e i massimi, e quello attualmente in vigore in Italia della "tariffa generale". In linea di principio, comunque, per Bertolini tutti "i trattati di commercio o sono una burla o cercano trarre in inganno; infatti essi hanno il difetto fondamentale di dover essere una concessione reciproca [...], un do ut des infine". Esaminando gli effetti della politica doganale, Bertolini dimostra come la crescita o il declino dei vari settori produttivi dell'economia nazionale si siano compiuti indipendentemente da essa, confermando la teoria liberista di Adam Smith. In alcuni casi, come per l'importante settore della cerealicoltura, gli effetti erano stati a suo avviso deleteri ed opposti a quelli sperati, tanto che la recente sospensione del sistema doganale per i cereali era stata accompagnata da una sensibile ripresa produttiva, soprattutto in Puglia. "Il Minghetti diceva datemi un bilancio ed io vi saprò dire di quale paese si tratti. Se questo si può dire del bilancio, a maggior ragione si dovrebbe dire della tariffa doganale, che dovrebbe essere indice delle tendenze, delle aspirazioni di un paese, delle sue condizioni economiche". Applicando questo concetto alla tariffa del 1887, Bertolini ne denunciava, però, l'alterazione rispetto alla "struttura economica del nostro Paese". Il dazio poteva essere in effetti strumento di "tutela economica", ma anche di "guerra economica". E la tariffa del 1887 rinviava alla seconda funzione. Ad uno ad uno Bertolini svela tutti gli interessi di parte che si celavano dietro una politica commerciale protezionistica, ammantata di una patina ingannevole ed apparente di tutela del benessere collettivo di una nazione. "La barriera è una cosa artificiale, la cui soppressione ridonderebbe a beneficio quando fu unificata all'Italia e furono tolte di mezzo le barriere, e certo non è detto che l'artificio, che sussisteva per gli Stati che insieme formarono l'Italia, non sussista anche tra Stato e Stato attualmente". I casi degli Stati Uniti d'America e di alcuni cantoni della Confederazione svizzera, paesi non protezionisti, confermerebbero l'artificiosità delle barriere doganali. Così, allo stato attuale, il protezionismo "si è chiuso nella difesa ed alcuni sono giunti a dire che riconoscono che la condizione generale delle cose è il liberismo, ma che nelle contingenze attuali occorre il protezionismo". In questa schiera di economisti Bertolini colloca Cognetti de Martiis, che, curatore della quarta serie della "Biblioteca degli Economisti", nella prefazione ad un volume distinse tra libero Stato, come "meta", e Stato protezionista come realtà attuale "in continua evoluzione verso lo Stato libero". Ad essere sbagliato in una simile concezione, secondo Bertolini, è il presupposto che scaturisce dall'indirizzo della scuola storica, in base al quale "il nocciolo dell'economia" sarebbe "nella correlazione con l'organismo umano" e nelle sue trasformazioni nel tempo. Quando lo sviluppo industriale è agli esordi l'economia di un Paese sarebbe così paragonabile ad un bambino, che ha bisogno di essere difeso dai genitori. Lo Stato, pertanto, deve intervenire con una politica protezionistica, fintanto che l'industria non sia sufficientemente solida da poter tener testa alla concorrenza straniera. L'obiezione che Bertolini muove a questa concezione di Cognetti de Martiis è che nessuna inchiesta, condotta sullo stato dell'economia italiana, aveva affermato il raggiungimento di livelli minimi di sviluppo per l'industria che supportassero un superamento della politica protezionistica. In questo Bertolini condivide le posizioni di Bastiat, secondo cui "la protezione è un cuscino comodo, su cui l'industria s'addormenta". L'Italia aveva a sue spese subìto gli effetti deleteri della politica protezionistica sostenuta in favore dell'industria pesante (navale, siderurgica e metallurgica) durante e dopo il periodo bellico. Il coinvolgimento in tale sistema di protezione degli istituti bancari avrebbe portato ad una sicura bancarotta, se "per fortuna dell'Italia Bonaldo Stringher non avesse saputo far andare a mare la troppo confidente Banca di Sconto". Tra i seguaci del libero scambio, che ebbe origine dalla battaglia contro la tariffa sul grano condotta vittoriosamente da Riccardo Cobden, "economista insigne della prima metà del XIX secolo", simbolo stesso del liberismo, in Italia è ricordato Luigi Einaudi, accanto ovviamente allo stesso Angelo Bertolini e al suo maestro, Francesco Ferrara. Bertolini confessa che le lezioni di quest'ultimo del 1857-58-59 "sono veramente ammirabili e si sta cercando di pubblicarle". Unico attuale rimedio contro il protezionismo è la sua moderazione, attraverso il ricorso alle statistiche commerciali.

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Documento Manoscritto su Francesco Ferrara

Foglio manoscritto in cui si criticano le scelte finanziarie di Francesco Ferrara: "... anche il Ferrara non avrà la gloria di porre in assesto le finanze italiane. Il suo progetto si mantiene negli errori dei suoi predecessori che è di lasciare tutte le risorse del paese fisse all'interno... Ora il Ferrara crede [...] mettendo le mani sopra i 600 milioni della liquidazione dell'asse ecclesiastico". La grafia non è di Angelo Messedaglia.

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Documento Appunti su opere straniere

Appunti di Angelo Messedaglia relativi ad opere straniere. Figurano tra gli altri, Schäffle 1880; Jevons, "On the condition of the metallic currency of the U.K, 1868; Bagehot, "Some outlines on [...], 1877; Took, 1848; Chevalier, "Cours d'Economie politique", Le Monnier, II ed. 1866. Sono presenti, inoltre, appunti dalla "Biblioteca dell'Economista", II serie, vol. VI, in particolare Ferrara "discute le idee di Chevalier, p. CCXIII e segg."; Ricardo, "The high price of bullion".

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